La coppia: Scelta del partner l’incontro tra le differenze (Parte I)
La coppia: Scelta del partner l’incontro tra le differenze (Parte I)

Nella cultura occidentale vi è una tendenza generale alla scelta di un partner, indipendentemente dalla forma o dalla durata del legame che ne consegue: anche nelle relazioni più “libere” la scelta viene operata, almeno in parte, sulla base di una serie di elementi complessi che la condizionano.

Molti di coloro che sostengono di non aver mai sentito il bisogno di un partner possono non rendersi conto che in realtà non si trattava di una mancanza di bisogno, ma di una rinuncia condizionata.

                Si può cercare un partner per una svariata serie di motivi, alcuni di carattere utilitaristico, come un vantaggio economico od organizzativo oppure sotto una pressione sociale; i motivi principali sono però legati ad alcuni bisogni fondamentali dell’uomo che si esprimono attraverso i suoi sistemi motivazionali, in particolare quello dell’attaccamentoaccudimento e quello sessuale. Bisogni che, in una prospettiva biologico-evoluzionistica, si collocano all’interno di una serie di meccanismi volti al mantenimento della specie e alla creazione delle condizioni che garantiscono la sicurezza dei suoi membri durante lo sviluppo.

                Il primo è legato alla ricerca di sicurezza e bisogno complementare che ne deriva di provvedere all’accudimento delle persone molto deboli. L’esigenza di sicurezza si manifesta con più evidenza nelle relazioni in cui, per l’esistenza di gravi difficoltà di rapporto, vi è una minaccia concreta di separazione.

                Il secondo è legato alla conservazione della specie attraverso la funzione riproduttiva, finalità originaria dell’attività sessuale, anche se quest’ultima è diventata nell’uomo sempre più indipendente dalla funzione assegnatale, pur conservando un notevole valore nel mantenimento della relazione.

In ogni caso il requisito indispensabile è l’esistenza di una fiducia di base nei confronti della persona con la quale viene stabilita la relazione; diventa indispensabile a questo scopo la qualità del legame che si è creato con chi originariamente si è preso cura di noi. Infatti quanto più è stata soddisfacente la relazione originaria, tanto più si potrà sviluppare un atteggiamento di fiducia nei confronti delle nuove relazioni; tanto più quella è stata ambivalente, ambigua e scarsamente soddisfacente riguardo ai bisogni personali fondamentali, tanto più si osserveranno comportamenti ambigui, ambivalenti o evitanti da parte di chi ha avuto questo tipo di esperienza.

La Fase dell’innamoramento

    Questo è un periodo durante il quale si costruiscono molti progetti e sogni, si dimenticando le divergenze e gli aspetti spiacevoli oppure si fortificando l’idea onnipotente che, dopo il matrimonio, con la convivenza e molto amore, l’altro si cambierà in accordo con i nostri desideri e le nostre necessità.

                È anche un periodo che si presta ad illusioni diverse, come:

  • Pensare che dopo il matrimonio sarà meglio, perchè prima il tempo non è mai sufficiente per stare insieme;
  • Dimenticare che l’altro ha una famiglia, amici, responsabilità, lavoro, interessi speciali ed altri impegni, perchè si sente che egli, così come facciamo noi, ci considera la persona più importante;
  • Pensare che conosciamo benissimo il nostro compagno, perchè sembrano interminabili i tempi di conversazione; …

                Quando le divergenze, la realtà di quei pensieri, vengono scoperte, diventano anche più chiari i progetti di ognuno degli innamorati e la sua predisposizione per adattarsi al progetto dell’altro. Quindi, l’illusione può diventare delusione oppure evoluzione, dipendendo delle aspettative personali.

                Uno degli obiettivi fondamentali di una relazione di coppia è quello di favorire il processo evolutivo di quelli che ne fanno parte. Una coppia sta tanto meglio quanto più riesce ad adattarsi alle esigenze connesse con il processo evolutivo dei due individui che la compongono; non solo adattarsi, ma favorirne lo sviluppo, ciò avviene quando ciascuno è in grado di utilizzare lo scambio con l’altro in una prospettiva evolutiva che li riguardi entrambi.

                Uno degli elementi che presenti in ogni relazione di coppia possono essere utilizzati a vantaggio della crescita dei due individui che la compongono è l’innamoramento.

Premesso che non è necessario innamorarsi per formare una coppia che sia utile agli individui che ne fanno parte, l’innamoramento può essere visto come il momento in cui uno vede nell’altro quelle polarità di sé che non può vedere in sé stesso. L’innamoramento è la possibilità di amare ciò che non riusciamo ad amare in noi stessi, perché incompatibile con l’immagine che ci eravamo strutturati di noi in precedenza; questo significa una limitazione della nostra consapevolezza.

                Il nostro problema è che ci convinciamo che, tra due valenze opposte, una sola ci appartenga; in realtà ambedue sono potenzialmente presenti, ma il fatto che soltanto una venga temporaneamente privilegiata nel suo palesarsi, non significa che l’altra debba sparire o che addirittura non ci sia mai stata.

Nella coppia si crea uno strano gioco in cui si attribuiscono all’altro idee, immagini, funzioni e desideri che mal si integrerebbero con quanto già abbiamo preteso di conoscere al nostro interno, in base all’idea che ci siamo fatti di noi stessi.

Nell’innamoramento molti aspetti che ci appartengono e che l’ignoranza ha seppellito sotto strati che la coscienza non ha mai attraversato irrompono nella nostra vita e ci vengono resi evidenti nel momento in cui, inconsapevolmente li proiettiamo sull’altro. Questa proiezione può avvenire sia con i meccanismi dell’odio che con quelli dell’amore. Siccome siamo riusciti a mettere su un’altra persona le nostre esigenze di completamento, che altrimenti non avremmo saputo soddisfare da soli, l’assenza dell’innamoramento ci fa subito sentire la mancanza di qualcosa di vitale. Quel senso di vuoto preesisteva, ma riusciamo a far finta di niente, adesso, con la scusa che quel qualcosa appartiene all’altro, riusciamo ad entrarci in contatto, a desiderarlo e a soffrire della sua mancanza; in questo modo due mondi già compresenti in noi possono riconoscersi e incontrarsi.

                Da questo punto di vista, potremmo vedere l’innamoramento, la dolcezza, l’intensità dei sensi, far l’amore come funzioni adatte ad evitare gli attriti che si sprigionerebbero nell’incontro cosciente tra i nostri due mondi.

                Ma se è vero che l’incontro e l’integrazione nelle differenze hanno il compito di espandere la consapevolezza individuale, allora sono le diversità a rappresentare il vero motivo della scelta reciproca; non l’attrazione per le similitudini e nemmeno l’innamoramento: quello viene dopo, per consentire l’incontro e camuffare l’attrito incipiente tra le reciproche differenze.

Non si scelgono le persone solo per le loro qualità, ma anche per i loro difetti: spesso ci fa comodo nasconderci dietro le persone che ci somigliano in quei limiti, ed è utile che ciò avvenga affinché essi si manifestino successivamente ai nostri occhi.

                Innamoramento, emotività, sensualità, sessualità consentono così di ridurre l’influenza che la parte strutturata della personalità esercita abitualmente sulla disponibilità al cambiamento. Così oggetti che al nostro interno appartengono a sistemi separati e incomunicabili, in virtù di particolari stati d’animo, comunicano e si uniscono. Questo è vero anche per il contrario: ciò che è stato unito potrà essere diviso. Nella separazione potremo sia usare il nostro io contro quello di un altro, con conseguente abbassamento del nostro grado di consapevolezza, sia integrarlo con le diversità dell’altro in una coscienza indivisa più ampia.

                Durante l’innamoramento ciascuno cerca di valorizzare la parte di sé che sente più vera fino a quando l’altro scopre in noi un punto prezioso, che nessuno fino a quel momento aveva notato e lo valorizza in tutti i modi. Il nostro stato emotivo e il nostro desiderio di piacere all’altro ci spingono ad accettare noi stessi un po’ di più, favorendo un’integrazione tra il nostro vecchio modo di percepirci e quello nuovo; ma poiché anche noi vediamo nell’altro qualcosa di bello di cui è solo parzialmente cosciente, agiamo con lui lo stesso comportamento.

Così ognuno è costretto a ricostruire l’immagine che ha di sé stesso.

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